Oggi è martedì, 21 Luglio 2026
Riprendiamoci Catania
chi ama e vive la città
  • Home
  • Articoli
    • Curiosità
    • Denuncia
    • La Città
    • Leggente & Tradizioni
    • Prodotti & Cibo Locale
    • Ricette
      • Antipasti
      • Primi
      • Secondi
      • Contorni
      • Dolci & Dessert
  • Forum
  • Lavoro
    • Lista annunci
    • Pubblica un annuncio
  • Oroscopo
  • Multimedia
    • Catania antica
    • Facebook Feed
    • Instagram Feed
    • Twitter Feed
  • Eventi
  • GDPR
    • Privacy Policy
    • Cookies Policy
    • Rules
Leggende e Tradizioni

La patetica storia di Gammazita

da GGulisano 15/06/2017
scritto da GGulisano

pozzo gammazita

Alla “mala signoria” degli Angioini di Sicilia (1270-1282) e’ da riferire la patetica storia della giovinetta catanese di cui la leggenda ci tramanda lo strano nome, Gammazita, evidentemente derivato dalle due lettere dell’alfabeto greco, gamma e zeta, alle quali finora non si e’ saputo trovare una soddisfacente spiegazione.

Il racconto popolare dice che la giovinetta preferì gettarsi in un pozzo (pozzo di Gammazita) forse nel cortile dei Vela, verso il 1280, anziché cedere alle voglie di un soldataccio francese che la insidiava.
E’ evidente il collegamento con la realtà storica, non soltanto per il riferimento alle angherie compiute dai dominatori francesi sugli oppressi siciliani,che provocarono quello splendido episodio di ira popolare che fu il Vespro siciliano del 30 marzo 1282,ma anche il tentativo di spiegare come macchie di sangue di Gammazita, i depositi ferruginosi lasciati da una sorgente minerale che scaturiva a Catania tra le lave di via San Calogero e da tempo disseccata.

15/06/2017 0 commenti
Leggende e Tradizioni

I giganti Ursini e il paladino Uzeta

da GGulisano 15/06/2017
scritto da GGulisano

paladino Uzeda

Il più insigne monumento medievale di Catania e’ il poderoso castello Ursino, fatto costruire dall’imperatore Federico II di Svevia dal 1239 al 1250, nello stesso luogo dove sorgeva un castello che dominava il porto ed il golfo di Catania, che latinamente si denominava castrum sinus, cioè “castello del golfo”, da cui per corruzione si ebbe “castello Ursino”.

Per spiegare la denominazione di “Ursino”, la fantasia popolare ha immaginato l’esistenza di giganti saraceni, chiamati appunto (e non si sa perché) Ursini, che il conte normanno Ruggero avrebbe sconfitto nell’XI secolo, impadronendosi del loro castello sulla spiaggia di Catania.

Questa leggenda non ha alcun fondamento storico; come anche l’altra relativa sempre ai giganti Ursini che vengono sconfitti e uccisi dal paladino Uzeta (che storicamente, nonostante la somiglianza del nome non ha nulla da spartire con il viceré spagnolo Uzeda, che nel 1693 volle la ricostruzione di Catania, e a cui e’ dedicata una porta della città).

La leggenda di Uzeta, paladino dalla nera armatura rossocrociata, sebbene sia stato eternato nel bronzo di uno degli artistici candelabri di piazza Università’, è parto della fantasia di un giornalista catanese dei primi del novecento, Giuseppe Malfa, che lo immaginò figlio di povera gente, divenuto cavaliere per il suo valore; e come in tutte le favole belle, egli uccide i suoi nemici, tra cui i giganti Ursini, e finisce per sposare la figlia del re.

Anche nell’opera dei pupi catanesi è presente il paladino Uzeta. 

15/06/2017 0 commenti
Leggende e Tradizioni

Il Liotro: tra significati e leggende

da GGulisano 15/06/2017
scritto da GGulisano

liotro

In piazza Duomo, a Catania, una statua di un elefante che sorregge un obelisco egizio prende il nome di Liotru o Diotru ed è il simbolo della città. 

Si narra che il famigerato elefante venne chiamato Liotru in onore di un mago: Eliodoro, detto anche Diodoro, Liodoro, Lidoro, ed anche Teodoro.

Eliodoro visse intorno al 725 d.C quando Catania era una provincia bizantina dell’Impero Romano d’Oriente. Eliodoro aspirava a diventare il vescovo di Catania ma non riusciva ad affermarsi. Un giorno però conobbe uno stregone ebreo, che gli insegnò arti magiche e lo convertì al giudaismo.

Si racconta che una notte Eliodoro si recò presso il sepolcro degli eroi ed iniziò ad evocare il diavolo, grazie a un misterioso scritto che gli era stato consegnato dallo stregone ebreo. Satana infine apparve e gli chiese cosa volesse. Eliodoro gli comunicò le sue ambizioni ed il demonio rispose: “Se rinneghi la fede in Cristo, ti pongo a fianco uno della mia corte, Gaspare, che sarà tuo servo, e ti conferirò poteri magici.” Fu così che Eliodoro accettò ed ottenne poteri sovrannaturali.

Fu lui stesso a costruirsi magicamente l’elefante, con la lava dell’Etna. A cavallo della magica creatura girava per la città, facendo scherzi e dispetti alla popolazione. L’elefante veniva utilizzato, inoltre per i suoi lunghi viaggi da Catania a Costantinopoli. 

Eliodoro era veramente perfido. 

Si racconta che andasse al mercato e comprasse tutto quel che gli piaceva, pagando con ori e diamanti, ma quando se ne andava, i preziosi si trasformavano in sassi. Una volta convinse il nipote del vescovo a puntare a una corsa di cavalli, facendolo vincere. Ma al momento della premiazione il cavallo vincente parlò rivelando che in realtà era Satana stesso al servizio del mago per lo scherzo, e poi sparì.

Eliodoro venne per tale ragione condotto in carcere, ma riuscì a riguadagnare la libertà corrompendo le guardie con l’offerta di tre libbre d’oro. Anche questa volta utilizzò una grossa pietra all’apparenza d’oro, che in seguito riacquistò la sua forma naturale.

Fu Condannato a morte da Costantino ma nel momento in cui stava per eseguirsi la sentenza, egli domandò in grazia una catinella d’acqua: vi tuffò la testa e sparì misteriosamente, dicendo: “Chi mi vuole, mi cerchi in Catania!”.

Nuovamente ricondotto dinanzi al boia per aver dato fuoco al “di dietro” della moglie di Eraclio, un ministro di Costantino, Eliodoro, mentre stava per ricevere il colpo di grazia, si rimpicciolì, entrò per la manica destra del carnefice e ne uscì dall’altra, gridando: ” Scampai la prima volta; questa è la seconda. Se mi volete, cercatemi a Catania! “. E disparve ancora, facendosi trasportare dagli spiriti nella inquieta città.

Fu il vescovo Leone detto il Taumaturgo che, celebrando una messa propiziatoria riuscì a ridurre il mago Eliodoro in un mucchio di cenere.

Il suo elefante rimase vivo ed è ora simbolo della città di Catania. 

A parte le leggende, si ritiene che originariamente la statua dell’elefante sia stato oggetto di culto in un tempio di riti orientali della Città. Stranamente è poi precipitato dal suo altare ai primordi del Cristianesimo e venne portato fuori le mura, dove rimase per più secoli. In seguito dopo essere stato dimenticato per diverso tempo, venne ricondotto in città dai padri Benedettini del monastero di S. Agata e posto ad adornare un antico arco.

Nel 1508, però, essendo stato completato il vecchio Palazzo di Città, l’arco venne abbattuto e l’elefante fu posto sul prospetto della parte nuova dell’edificio, con la seguente iscrizione: “Ferdinandus. Hispaniae utriusque. Siciliae. Rege – Elephans erectus fuit a Cesare Jojenio – Justitiario – MDVII“.

Dopo il terremoto del 1693, l’elefante fu nuovamente abbandonato, finché, nel 1727, l’olandese Filippo d’Orville, trovandosi di passaggio da Catania, sollecitò che esso venisse innalzato insieme all’obelisco egizio che adesso lo sormonta nella famosa Piazza Duomo.

15/06/2017 0 commenti
Prodotti Locali

Olivette di Sant’Agata

da GGulisano 15/06/2017
scritto da GGulisano

olivette di sant agata dolci tipici.siciliani

Le olivette di sant’Agata (in siciliano alivetti o aliveddi ri Sant’Àjita) sono dei dolci tipici di Catania, preparati solitamente in gennaio e febbraio, prima e durante la festa della santa patrona, sant’Agata appunto. Si tratta di dolci a forma di oliva fatti di pasta di mandorla ricoperti di zucchero e colorati di verde.

Queste olive si ricollegano ad un episodio narrato nella agiografia della santa. Mentre era ricercata dai soldati di Quinziano, nel chinarsi per allacciare un calzare, vide sorgere davanti a sé una pianta di olivo selvatico che la nascose alla vista delle guardie e le diede i frutti per sfamarsi.

Esiste anche una variante dove le tradizionali olivette sono ricoperte di cioccolato.

15/06/2017 0 commenti
Prodotti Locali

Frutta di martorana

da GGulisano 15/06/2017
scritto da GGulisano

frutta martorana

La frutta di Martorana è il dolcetto per eccellenza della tradizione dolciaria siciliana. Fatta di pasta di mandorle finemente modellata e colorata in modo da imitare alla perfezione frutti e ortaggi in scala ridotta, la frutta di Martorana fu inventata certamente dalle monache del Monastero della Martorana, fondato a Palermo dalla nobildonna Eloisa Martorana nel 1194. Epoca e modalità della dolce invenzione sono lasciate alla leggenda. Si racconta che le orgogliose monache crearono queste piccole opere d’arte culinaria per la prima volta nel Basso Medioevo, nell’ambito dei preparativi per la visita dell’arcivescovo (o dell’imperatore Carlo V nel 1535, stando a un’altra versione), per sostituire con esse i frutti ormai raccolti dagli alberi del loro giardino – che era famoso per essere splendido e florido – e sbalordire l’illustre ospite.

Quale che sia la verità, la frutta di Martorana è riuscita ad attraversare indenne almeno 500 anni di storia forte della sua capacità di meravigliare la vista tanto quanto deliziare il palato ed è oggi il dolce che, più di ogni altro, riempie e rallegra coi suoi colori vivaci le vetrine di ogni pasticceria siciliana nel periodo della Festa dei Morti del 2 novembre.

15/06/2017 0 commenti
Prodotti Locali

Sarde a beccafico

da GGulisano 15/06/2017
scritto da GGulisano

sarde alla beccafico

Le sarde a beccafico sono una delle ricette più significative e conosciute della cucina tradizionale siciliana. Infatti il Ministero delle politiche Agricole, Alimentari e Forestali  le ha inserite nelle lista dei prodotti agroalimentari italiani. Il loro perfetto e delicato equilibrio tra i sapori ne fanno una delle ricette più apprezzate e, per questo, possono essere servite sia come secondo piatto che come antipasto.

Il nome piuttosto insolito della ricetta si deve alla loro nascita dalle origini antiche. Sono una ricetta della cucina popolare e contadina, create come succedaneo ad un prelibato piatto di carne che veniva servito sulle tavole delle famiglie aristocratiche e ricche ai tempi delle dominazioni spagnole tra il XVIII e il XIX secolo.

L’ingrediente principale del piatto originario era il beccafico, un piccolo uccellino dei passeriformi, che in estate si nutriva di fichi e se ne cibava talmente tanto da diventare bello grasso e saporito. I nobili lo cacciavano e lo facevano cucinare farcito con le loro stesse interiora. Il popolo non poteva permettersi un piatto così ricco e costoso e allora le donne del popolo, che lavoravano presso i nobili, hanno creato una versione povera del piatto utilizzando le sarde e preparandole alla maniera degli uccellini. Le sarde venivano farcite ed arrotolate con la coda all’insù in modo che sembrassero i beccafichi.

Esistono alcune versioni di questa ricetta che variano a seconda delle province e delle zone della Sicilia: alla palermitana, alla ennese, alla trapanese, alla catanese e alla messinese.

Si differenziano per gli ingredienti presenti nella farcitura e per la presenza o meno del pomodoro, ma in tutte le versioni sono sempre presenti i pinoli.

In qualunque versione o ricetta vengano preparate, le sarde a beccafico, non andrebbero servite subito, ma, una volta tolte dal forno, si dovrebbero far riposare almeno una mezz’ora coperte da un canovaccio da cucina di cotone pulito.

15/06/2017 0 commenti
Prodotti Locali

Pasta col nero di seppia

da GGulisano 15/06/2017
scritto da GGulisano

spaghetti al nero di seppia 

Il nero di seppia è un sugo per veri intenditori, e non solo perché è uno dei piatti preferiti dal commissario Montalbano. Non si sa bene chi abbia introdotto questa specialità nella cucina sicula, certo è che già in un ricettario trecentesco della corte angioina si legge di cucinare le seppie con il loro “fiele nero”.

Il sugo al nero di seppia viene adoperato per condire la pasta e il riso, e precisamente la pasta nella Sicilia Occidentale e il riso nella Sicilia Orientale, e messinesi, siracusani e catanesi ne reclamano la paternità. E così, se a Messina e a Ragusa è facile trovare l’arancina al nero di seppia, a Catania e provincia, soprattutto nelle località ai piedi dell’Etna, si suole servire un bel piatto di riso al sugo nero di seppia e, tipico della zona, è il piatto denominato ripiddu nivicatu, che altro non è che un risotto al nero di seppia, sistemato a mo’ di montagna, con ricotta di pecora sopra e in cima della salsa piccante di pomodoro. Praticamente la ricostruzione culinaria del vulcano Etna imbiancato di neve con tanto di colata lavica.

Quale che sia la città di origine, sì può affermare che il protagonista di questo ghiotto piatto è il mare della nostra isola. Il nero di seppia rappresenta un ingrediente semplice e povero, tipico dei pranzi dei pescatori di un tempo che già sapevano che della seppia nulla si butta, e che oggi è divenuto molto ricercato ed apprezzato. Quel nero che alla seppia o al polipo e ai calamari serve per confondere il campo visivo e l’olfatto dei predatori quando vengono attaccati, in cucina viene utilizzato per le sue qualità aromatiche.

15/06/2017 0 commenti
Prodotti Locali

Pasta alla Norma

da GGulisano 15/06/2017
scritto da GGulisano

Pasta alla Norma

La specialità catanese per eccellenza e simbolo stesso della città è senza dubbio la pasta alla Norma, con salsa di pomodoro, melanzana fritta, basilico ed abbondante ricotta salata.

Il suo nome fu coniato in onore del compositore catanese Vincenzo Bellini, che scrisse l’opera Norma, con la quale venne inaugurato il Teatro Massimo Bellini nel 1890.

Questo piatto è conosciuto in ogni angolo dell’isola e fa parte della lista dei menù quasi ovunque, ma sono stati proprio i catanesi a dargli quel tocco da grande chef che è la spolverata finale di ricotta salata al forno che lo rende impareggiabile.

C’è anche qualche ristoratore che al posto della ricotta salata usa il caciocavallo, ed anche chi aggiunge alla pasta, ancora bollente, qualche cubetto di mozzarella per poi completare il condimento con salsa di pomodoro, melanzane fritte e ricotta salata.

La Pasta alla Norma in realtà indica il condimento, perché si può usare qualsiasi tipo di pasta; i maccheroni rimangono comunque quelli più usati.

Per preparare la Norma servono un chilo di pomodoro maturo per salsa, quattro melanzane, un ciuffetto di basilico, due spicchi d’aglio, olio, sale, pepe e ricotta salata.

Si deve soffriggere l’aglio poi aggiungervi il pomodoro lavato e tagliato a pezzi con qualche foglia di basilico, sale e pepe, facendo cuocere a fuoco basso fino a quando il pomodoro sarà appassito.

Dopo averlo tolto dal fuoco, la salsa va passata al setaccio; intanto si pulisce la melanzana, tagliando via una striscia della buccia e lasciandole la parte restante, prima di tagliarla a cubetti da soffriggere in abbondante olio e scolare su carta assorbente da cucina.

Intanto si cuoce la pasta lasciandola leggermente al dente e le si versa sopra con la salsa di pomodoro e le melanzane fritte, qualche foglietta di basilico e una bella spolverata di ricotta salata grattugiata al momento.

15/06/2017 0 commenti
Prodotti Locali

Arancini Siciliani

da GGulisano 15/06/2017
scritto da GGulisano

 Arancini

Quando si parla dei piatti che hanno reso celebre la cultura gastronomica sicula, non si può non pensare a loro: gli arancini. Le deliziosi palle di riso ripieno, avvolte da una croccante panatura, che hanno battezzato lo street-food ormai secoli or sono. Ma vi siete mai chiesti quale sia l’origine di questa deliziosa ricetta? Se la risposta è sì (e mi auguro che lo sia!), allora dovreste continuare a leggere questo articolo, perché oggi si parla dell’Origine dell’Arancino Siciliano.

Sono secoli che la diatriba sul nome di questo piatto (arancini a Catania e arancine a Palermo) va avanti. Addirittura lo storico palermitano Gaetano Basile si è voluto esprimere a riguardo. Secondo Basile, infatti, il nome di questa ricetta deriverebbe dalla somiglianza morfologica delle saporite palle di riso con le arance, anch’esse simbolo della cucina sicula. Per tale ragione, afferma lo storico, non ci sono dubbi nel dire che il vero nome di questo piatto sia arancine.

Ed effettivamente, la somiglianza tra gli/le arancini/e e il succoso frutto sono evidenti. Tuttavia, la dimostrazione di Basile non sembra sufficiente. Almeno secondo l’Associazione delle Due Sicilie che, prendendo come fonte un dizionario siciliano-italiano, sostiene:

“Dopo tanti anni di lotte a colpi di etimologia la storia sembra dare ragione ai catanesi: anche a Palermo infatti, durante il Regno delle Due Sicilie, si diceva ‘arancinu’. E’ probabile che nella Sicilia occidentale il termine sia stato storpiato nel corso degli anni, cosa che non sarebbe avvenuta nel catanese. Così risulta infatti dal rinvenimento di un dizionario siciliano del 1857, opera del palermitano Giuseppe Biundi”.

Ma passiamo alla vera Origine dell’Arancino Siciliano che, a quanto pare, sarebbe un piatto di derivazione araba.
L’arancino, infatti, nasce nel periodo della dominazione saracena in Sicilia, quando durante i banchetti esisteva l’abitudine di disporre al centro della tavola un ricco vassoio di riso aromatizzato allo zafferano e condito con verdure e carne.

La prima versione dell’arancino, quindi, è quella di un semplice timballo di riso, da gustare a piene mani e privo del pomodoro che, all’epoca, doveva ancora essere importato dalle Americhe.

L’idea di dare a questa deliziosa ricetta una nota di croccantezza e la classica forma tondeggiante, deriva invece da un’esigenza pratica: pare infatti che il sovrano Federico II amasse a tal punto questo piatto, da volerselo portare dietro durante le battute di caccia. E’ a questo punto che nacque la fragrante panatura dell’arancino, ideale per rendere trasportabile quel delizioso timballo di riso!

15/06/2017 0 commenti
Prodotti Locali

Cannoli Siciliani

da GGulisano 15/06/2017
scritto da GGulisano

cannolo siciliano

I cannoli siciliani sono una delle specialità più conosciute della pasticceria siciliana, composti da una cialda croccante fritta nello strutto, detta scorza, e ripieni di crema di ricotta di pecora, cioccolato e frutta candita. Tradizionalmente i cannoli siciliani venivano preparati solo durante il periodo di Carnevale, ma con il tempo il loro successo è diventato tale che attualmente li si trova tutto l’anno e non solo in Sicilia, ma anche in ogni pasticceria del resto d’Italia. Anche nel resto del mondo i cannoli sono un dolce molto conosciuto, soprattutto in Nord America, probabilmente a causa delle frequenti migrazioni dei siciliani nel Nuovo Continente.

Sempre secondo la tradizione, i cannoli venivano riempiti con la zucca candita, che oggi è un po’ caduta in disuso e viene spesso sostituita da altri tipi di frutta candita, come le ciliege, le scorze di arancia o di altri agrumi o i pistacchi tritati. 

Storia dei cannoli siciliani

Il termine “cannolo”, o “cannolu” in dialetto siciliano, sta per “piccolo tubo”, si riferisce alla forma tipica di questi dolci e deriva dal latino “canna”.

Proprio durante l’epoca degli antichi Romani, infatti, i cannoli sono stati inventati, così come testimonia uno scritto di Cicerone del 70 a.C. che li definì un “dolcissimo cibo”, “un tubo farinaceo ripieno di morbido latte”.

Nel 1635 un sacerdote dell’isola esalta in un’ottava la magnificenza del cannolo con le metafore “scettru di ogni re e virga di Mosè”.

All’epoca l’impasto di farina veniva arrotolato dentro le canne dei fiumi, oggi esistono dei tubi metallici appositi. 

 I cannoli siciliani sono nati nel palermitano, dove si preparano “i cannulicchi”, cannoli molto piccoli, della dimensione di appena un dito.

A Piana degli Albanesi, sempre in provincia di Palermo, vi sono cannoli enormi, dalle dimensioni difficilmente riscontrabili in altre zone della Sicilia. Come tutti i dolci divenuti famosi in tutta Italia e anche all’estero, le variazioni sul tema si sprecano.

Il ripieno tradizionale dei cannoli consiste di ricotta, rigorosamente di pecora, setacciata e zuccherata, eventualmente arricchita con pezzi di cioccolato e canditi, granella di pistacchi o di nocciole.

Oggi i cannoli vengono proposti anche con ricotta di mucca, dal gusto più delicato, con crema pasticciera o crema di cioccolato. Spesso vengono fritti nell’olio invece che nello strutto, e anche l’impasto non viene più preparato con lo strutto ma con olio o burro.

Ci sono poi differenze locali, che prevedono l’aggiunta di pezzi di cioccolato, di canditi, di granella di pistacchi o nocciole. Il cannolo farcito viene poi spolverato di zucchero a velo.

15/06/2017 0 commenti
  • 1
  • …
  • 14
  • 15
  • 16
  • 17

Link utili

  • Numeri utili
  • Mezzi di Trasporto
  • Comune di Catania

Login

Hai perso la password? Inserisci il tuo nome utente o indirizzo email. Riceverai un link per creare una nuova password tramite email.

  • Login
  • Registrati
  • Password dimenticata?

Annunci di lavoro recenti

  • Non nota

    Operai

    • Sicilia
    • Non nota
    • Full Time
  • Punto Shopping

    Cassiera/repartista

    • Sicilia
    • Punto Shopping
    • Full Time
  • Panificio & Salumi - Milici

    Commessa panificio

    • Sicilia
    • Panificio & Salumi - Milici
    • Giornaliero
  • 3SUN Gigafactory

    Tecnici diplomanti/e

    • Sicilia
    • 3SUN Gigafactory
    • Giornaliero
  • Agenzia Kiron Catania Imbriani

    Addetto Back Office agenzia creditizia

    • Sicilia
    • Agenzia Kiron Catania Imbriani
    • Part Time
  • Wellness

    Smart working

    • Sicilia
    • Wellness
    • Part Time

Articoli Recenti

Arancini al cioccolato
  • Dolci e Dessert
Arancini al cioccolato
Pasta con peperoni e panna (dedicato a Samoa)
  • Primi Piatti
Pasta con peperoni e panna (dedicato a Samoa)
Treccine siciliane
  • Dolci e Dessert
Treccine siciliane
Tetù e teio
  • Dolci e Dessert
Tetù e teio
Cassatelle di Sant’Agata (minne di Sant’Agata)
  • Dolci e Dessert
Cassatelle di Sant’Agata (minne di Sant’Agata)
  • Facebook
  • Twitter
  • Instagram
  • Email
  • Telegram

Copyright © 2021 Riprendiamoci Catania. Tutti i diritti sono riservati. È severamente vietato copiare video, foto e articoli senza il nostro esplicito consenso scritto. I trasgressori saranno puniti a norma di legge.  Questo sito è stato realizzato da Helpsystem Informatica. statistiche gratuite


Torna su
Riprendiamoci Catania
  • Home
  • Articoli
    • Curiosità
    • Denuncia
    • La Città
    • Leggente & Tradizioni
    • Prodotti & Cibo Locale
    • Ricette
      • Antipasti
      • Primi
      • Secondi
      • Contorni
      • Dolci & Dessert
  • Forum
  • Lavoro
    • Lista annunci
    • Pubblica un annuncio
  • Oroscopo
  • Multimedia
    • Catania antica
    • Facebook Feed
    • Instagram Feed
    • Twitter Feed
  • Eventi
  • GDPR
    • Privacy Policy
    • Cookies Policy
    • Rules