Don Puddu, Cuntastorie catanese.

Don Puddu, Cuntastorie catanese, cui vero nome fu Giuseppe Scarcella, nacque a Catania nel 1874.

Era un semplice popolano ma con una grande caratteristica che lo faceva emergere rispetto agli altri: quella di saper fare il cuntastorie.

Egli svolgeva dei lavori umili, propri della sua classe sociale, ma il suo autentico mestiere, quello che amava, era questo del cuntastorie.

Chi sono i cuntastorie? I cuntastorie sono dei soggetti maschili, come degli intrattenitori, che riproducono le scene salienti di un racconto attraverso l’utilizzo della memoria e delle varie tonalità della propria voce.

È un mestiere che si acquisisce per vocazione in quanto si richiede una memoria eccezionale e una profonda passione per la cavalleria.

Difatti Don Puddu, fin da ragazzo, aveva imparato a memoria le storie dei Paladini di Francia. Si parla esclusivamente in dialetto siciliano e la mimica diventa la chiave che racchiude tutta l’arte dei cuntastorie. Il “cunto” tradizionale durava molte ore ed iniziava con un segno della croce, la durata della rappresentazione era molto lunga cosicché il cuntastorie potesse instaurare un dialogo molto intimo e diretto con i vari spettatori.

Il pubblico, solo maschile, guastava del repertorio dei cuntastorie. Repertorio epico che parlava di guerra o di morte, o che si avesse davanti un pubblico di adulti o di ragazzi e bambini. Tale forma artistica perse notorietà, dopo ben due secoli, a causa della presenza dei mass media. Oggi vi sono ancora pochi cuntastorie che cercano di resistere nonostante l’era tecnologica. Don Puddu morì nel luglio 1962, lasciando un vuoto profondo a molti del suo pubblico.

Soprattutto i ragazzi, cresciuti con le sue storie, ne risentirono molto, tanto che il giorno dei funerali, in suo onore, misero nella tomba una ghirlanda a forma di Durlindana, la spada di Orlando, quella che li aveva fatti sognare attraverso la grande e potente voce di Don Puddu.

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