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È stata tradotta la lettera scritta dal Diavolo impossessato di una suora l’11 agosto 1676

Lettera

Lettera 

È l’11 agosto del 1676. Suor Maria Crocifissa della Concezione, al secolo Isabella Tomasi, viene ritrovata seduta in terra con un foglio tra le mani. Era una lettera.

Una lettera scritta in un alfabeto incomprensibile. Quella lettera, racconta la suora alle consorelle, dettatale da Satana in persona. E da allora in molti si sono cimentati per provare a decifrare l’alfabeto usato da Suor Maria.Oggi, un gruppo di fisici e di informatici catanesi, è riuscito, tramite un programma di decriptazione, a decifrare l’alfabeto e la lettera. Una lettera dettata dai demoni, secondo Suor Maria.

“C’è di tutto là dentro – dice Daniele Abate, 49 anni, responsabile del team e direttore del Ludum – droga, prostituzione, pedofilia, e anche programmi utilizzati dall’intelligence per decifrare messaggi segreti, come quello che abbiamo usato noi. Algoritmi che fanno tentativi di decifrazione, individuando caratteri simili che si ripetono. Un tentativo, è bene chiarirlo, ma un tentativo i cui esiti ci hanno stupiti”.

Nelle quattordici righe della lettera, dice Daniele Abate, si parla di Dio e Belzebù.
 
“Forse ormai certo Stige” si legge nella lettera, e Stige è uno dei cinque fiumi degli Inferi secondo la mitologia greca e romana. E poi ancora: “Poiché Dio Cristo Zoroastro seguono le vie antiche e sarte cucite dagli uomini, Ohimé” E infine: “Un Dio che sento liberare i mortali”.

“Abbiamo inserito nel programma – spiega Abate – l’alfabeto greco, quello latino, quello runico (delle antiche popolazioni germaniche) e quello degli yazidi, il popolo considerato adoratore del diavolo che abitò il Sinjar iracheno prima della comparsa dell’Islam, tutti alfabeti che suor Maria Crocifissa poteva avere visto o conosciuto. L’algoritmo prima individua i caratteri che si ripetono uguali, poi li compara con i segni alfabetici più simili nelle varie lingue”.

“L’idea che mi sono fatto – dice ancora Abate – è che questo sia un alfabeto preciso, inventato dalla suora con grande cura mischiando simboli che conosceva. Ogni simbolo è ben pensato e strutturato, ci sono segni che si ripetono, un’iniziativa forse intenzionale e forse inconscia. Lo stress della vita monacale era molto forte, la donna potrebbe avere sofferto di un disturbo bipolare, allora non c’erano farmaci né diagnosi psichiatriche. Certamente c’era il diavolo nella sua testa”.

C’erano altri due messaggi dei demoni, ma la suora non li scrisse e li portò con sé nella tomba. “Non mi domandate di questo per carità – disse alle consorelle – che non posso in verun modo dirlo, e nemmeno occorre dirlo io, che verrà tempo che il tutto udirete e vedrete”. 

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