decalogo

1) Tenere di pazienza: ferrovie inefficienti, strade dissestate, cavalcavia crollati, traffico bloccato, segnali stradali sbiaditi, voragini. Dunque, nel momento in cui metti piede nella nostra terra, devi avere tanta pazienza e… di un mulo, o di un’auto a noleggio (qui non il Frecciarossa non arriva).

2) Non ammalarsi: lunghe code, servizi scricchiolanti, burocrazia a rate, liste d’attesa infinite: se proprio ti dovessi romperti una gamba, tienila così (fratturata!) per tutta la vacanza; o ti toccherà attendere di essere curato. Pensa che in molti hanno addirittura preso qui la residenza, così, tra un bagno al mare e l’altro, aspettano che arrivi ancora il loro turno.

3) Non indossare l’orologio: la percezione del tempo qui è diversa, le cose si fanno con molta calma. Il pranzo, ad esempio, non è una pausa dal lavoro: anzi è il lavoro ad essere una pausa dal pranzo. E dopo pranzo devi pure farti “u filinona” (tradotto: “la pennichella”); la vita si ferma, le strade e le piazze si svuotano, il sole picchia, le cicale cantano, i negozi riaprono alle 17, la digestione termina alle 21. L’unica cosa che si consiglia di provare ad accelerare è solo il metabolismo.

4) Ridere: preparati a sciogliere i muscoli facciali, a slegare la mandibola, a liberare il fragoroso suono dell’allegria. Perché, come scriveva Cicerone, “Qualunque cosa possa accadere ai catanesi, essi la commenteranno con una battuta di spirito”. Compresi gli eventi negativi: tradimenti, incidenti, terremoti, omicidi, malattie, funerali, fuitine (traduzione: scappatelle). La risata qui non manca mai, è il nostro meraviglioso meccanismo di difesa.

5) Buttare via gli integratori vitaminici: per recuperare le energie ti bastano: sole, mare, passeggiate sull’Etna, aria pulita, gente allegra e calorosa, cibo sano. Perché qui, tutto quel che mangi è a Km 0, nel senso che proviene proprio dall’orto dello zio, o del vicino, o dell’amico, o dello zio del vicino, o dal vicino dello zio, o dall’amico dell’amico che ti ospita.

6) Spegnere Internet. Non ti serviranno Trivago e simili. Quando cerchi un posto, una persona, un locale c’è sempre il bimbo, l’anziano o il passante che potrà dirti dove andare, anzi qualcuno ti ci accompagna se fa la stessa strada o non ha nulla da fare!

7) Improvvisazione: se sei una persona che tende a programmare ogni cosa e ad avere tutto sotto controllo, avrai parecchi problemi. A Catania si vive giorno per giorno, alla “comu veni si cunta” (letteralmente: come viene si racconta). Esempio: cammini per strada, incontri qualcuno e iniziate a parlare, nel frattempo arriva un altro (sono già le 18) e continuate a parlare, (ora sono le 20) ma avete ancora tante cose da raccontarvi, così con assoluta nonchalance vi dirigete verso il ristorante/pizzeria/pub/rosticceria/forno/paninaro più vicino. Con la certezza che lo troverai aperto pure in piena notte.

8) Imparare l’arte della telepatia: a Catania, come è noto, riescono a comunicare anche senza pronunciare alcuna parola: a noi basta una microespressione facciale per fare un discorso di 140 parole, un gesto per commentare un fatto, una sillaba (arà, mm, mpe, ah, nzu, seh, mah, cui, cchiù) per controbattere, un movimento impercettibile per esprimere uno stato d’animo o uno sguardo per mostrare un’intenzione; nei casi estremi c’è addirittura chi spera che il proprio interlocutore sia capace di leggere direttamente nel pensiero.

9) Spalancare gli occhi: vedrai immense distese di terra vulcanica nera come la pece immergersi nel blu del mare. Vedrai maestosi campanili e palazzi barocchi di pietra gialla ergersi nell’azzurro terso del cielo. Vedrai l’ocra dei campi arsi dal sole e il verde dei boschi. Vedrai il rosso dei pomodori e del fuoco che esplode. Vedrai l’oro degli stucchi e dei mosaici. Vedrai l’argento del pesce appena pescato. Vedrai l’arancio dei tramonti. Vedrai il turchese, lo smeraldo e il corallo. Vedrai i riflessi di luce nei vicoli, le ombre e le calde notti stellate.

10) Ringraziare. Permettimi di esagerare ulteriormente: nel momento in cui scenderai dalla rampa dell’aereo o dal ponte del traghetto, inginocchiati, bacia il suolo e ringrazia! Sì, perché dopo secoli e secoli di invasioni, guerre, carestie, terremoti, pestilenze, dominazioni, eruzioni, saccheggi, malapolitica e mafia, è solo un miracolo che la nostra Terra sia ancora lì, ad accoglierti nella sua magnificenza.

Testo rivisto e riadattato da un articolo di Virginia Avveduto