venerdì , 3 Febbraio 2023
Home Leggende e Tradizioni Il cavallo del vescovo di Catania
Leggende e Tradizioni

Il cavallo del vescovo di Catania

cavallo

cavallo

Racconta questa leggenda che il crudele imperatore svevo Enrico VI, che regnò in Sicilia dal 1194 al 1197, impose in Sicilia vescovi e dignitari a lui fedeli, e suoi degni rappresentanti anche quanto a ferocia.

Uno di questi crudeli funzionari imperiali era il vescovo di Catania, il quale una volta affidò il suo cavallo più bello ad uno scudiero e a due palafrenieri, per portarlo a passeggio sulle balze dell’Etna.

Il cavallo a un certo punto, si imbizzarrì, e comincio a correre verso la cima del vulcano; soltanto lo scudiero lo seguì, perché i due palafrenieri, stanchi della corsa, preferirono ritornare a Catania.

Il crudele vescovo svevo li fece immediatamente decapitare.

Lo scudiero seguì il cavallo del vescovo fin sulla vetta dell’Etna; ma, arrivato sull’orlo del cratere centrale, il cavallo diede un balzo, e vi sparì dentro.

Il povero scudiero si mise a piangere, non vedendo più il suo bel cavallo, e pensando a quale sorte lo aspettava se fosse tornato a mani vuote dal suo inesorabile signore; quando improvvisamente vide accanto a sé un vecchio, dalla solenne barba bianca, che gli disse: “Io so perché tu piangi; vieni con me, e ti mostrerò dov’è il cavallo del vescovo di Catania”.

E, rinfrancatolo e presolo per mano, lo condusse per un passaggio misterioso, attraverso il fumo del vulcano, dentro una sala meravigliosa, piena di cristalli e di lampadari scintillanti, dove c’era un trono tutto d’oro, e sul trono c’era re Artù (che secondo una leggenda inglese vive ancora sull’Etna).

Il re gli disse che sapeva tutto di lui e del crudele vescovo di Catania, e gli mostrò, in fondo alla sala, il cavallo che egli cercava, ed aggiunse: “Torna dal tuo vescovo, e digli che sei stato alla corte di re Artù; e digli anche che la sua crudeltà e la sua prepotenza, in cui egli è degno rappresentante del suo imperatore Enrico VI, hanno stancato persino la pazienza di Dio, che presto lo punirà per mio mezzo; e digli infine che se vuole cavallo, deve venire a riprenderselo lui stesso, salendo a piedi fin qui ; ma se non verrà entro quattordici giorni, al quindicesimo giorno egli morirà”.

E detto questo lo congedò, dopo avergli regalato un ricco mantello e una borsa piena di denari.

Lo scudiero, improvvisamente, si ritrovò sull’orlo del cratere, e avrebbe veramente creduto di aver sognato, se non avesse avuto il ricco mantello sulle spalle, e la borsa piena di denari nelle mani. Ritornò a Catania, ma il crudele vescovo non gli credette, anzi sostenne che lo scudiero aveva venduto il cavallo, e che i doni di re Artù erano tutto una menzogna; ma, colpito dall’accento di verità del suo sevo, non ordinò di decapitarlo, come aveva fatto con i palafrenieri, e lo fece imprigionare.

Per 14 giorni, lo faceva venire dinanzi a sé e lo interrogava, e lo scudiero raccontava sempre la stessa storia di re Artù; il vescovo non voleva umiliarsi e riconoscere le sue colpe, e mandava sempre gente sull’Etna a cercare il suo cavallo, e la gente non tornava più.

Così si andò avanti per 14 giorni; all’alba del 15° giorno il vescovo, esasperato, si fece venire davanti l’intrepido scudiero.”Tu sei uno stregone” lo investì ,”tu ti sei divertito a fare scomparire non solo il mio cavallo, ma anche i miei cavalieri e le mie guardie. E io ti darò ora il premio che si conviene agli stregoni come te: non la forca o la decapitazione, ma il rogo. Orsù, guardie, prendetelo e bruciatelo vivo!”. Nel dir così si alzo in piedi, ma strabuzzò gli occhi, diede una giravolta, e cadde morto stecchito.

La profezia di re Artù si era avverata, e il crudele vescovo aveva terminato per sempre di tormentare i catanesi.

Ed anche sul feroce imperatore Enrico VI di Svevia si abbatteva inesorabile la vendetta divina, perché moriva appena trentaduenne a Messina, il 25 settembre 1197, ed è sepolto nel duomo di Palermo, assieme alla consorte Costanza d’Altavilla e al grande figlio Federico II di Svevia.

Leave a comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 
 

Related Articles

U re Bafè
Leggende e Tradizioni

U Re Bafè

C’era ‘na vota ‘n re, bafè, viscottu e minèc’aveva ‘na figghia, bafigghia,...

Porto Ognina
Leggende e Tradizioni

RANNI MAESTRU

(porto di ognina) E ti viru di luntanu,attraversu li ricordi,alleggiu, alleggiu,iu ti...

fontana di proserpina
Leggende e Tradizioni

La fontana di Proserpina: un’opera intrisa di mito

La fontana di Proserpina, collocata nei pressi della stazione di Catania, risulta...

20952962 1928427667374457 4811018574477726204 n
Leggende e Tradizioni

Sant’Agata d’estate: 17 agosto

Come sappiamo, la festa di Sant’Agata si celebra dal 3 al 5...