fontana di proserpina

La fontana di Proserpina, collocata nei pressi della stazione di Catania, risulta essere una delle più belle fontane della città, purtroppo non valorizzata al punto giusto.

Tale opera fu realizzata da Giulio Moschetti, artista di origine marchigiana, ma cresciuto poi a Catania. Lo scopo della fontana era quello di valorizzare la zona, ancora vuota, della Stazione, aperta nel 1867.

Moschetti riuscì, in maniera eccellente, a svolgere il suo incarico. Egli realizzò la fontana nel 1904, introducendo sculture di solo cemento, scegliendo come tema quello mitologico: il Ratto di Proserpina.

Proserpina, figlia di Demetra (Dea della fertilità), venne rapita da Ade ( dio degli Inferi). Egli costrinse la giovane a sposarsi con lui regnando sottoterra.

Nel frattempo Demetra, cercando disperatamente la figlia, la trovò con l’aiuto del sole e quindi Ade fu costretto ad effettuare un compromesso con Demetra.

La conclusione fu che Proserpina poteva allontanarsi dal marito,durante la primavera e l’estate, per poi ritornare negli Inferi al suo fianco.

Scelta ben accurata ed azzeccata quella del mito di Proserpina, in quanto piena di collegamenti simbolici che alludono al tema della partenza, dell’instabilità e della pendolarità, rispecchiando, così, la vicinanza alla Stazione.

Proserpina, insieme ad Ade, furono scelti dall’artista come soggetti principali della fontana. Moschetti ricreò il momento in cui Proserpina venne afferrata da Ade per diventare sua sposa.

Scultura piena di movimento e di pathos: moto centrifugo ed espressività dei volti. Sembra quasi reale la paura che Proserpina aveva nei confronti di Ade.

Attorno ad essi vi sono sirene e cavalli marini, anche questi con moto centrifugo. Si possono riscontrare echi artistici berniniani dell’opera “Il Ratto di Proserpina” del 1621. Tornando alla fontana del Moschetti, la vasca è di grandi dimensioni e ricorda la forma di un occhio che vede e non sa se agire. Molto bello è l’effetto che si può notare la sera, quando, le luci e gli spruzzi d’acqua sembrano essere un tutt’uno.

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